Lo staff giornalistico del magazine online di UTE "Conflict Zones Reviews" si schiera a fianco dei giornalisti di "Cumhuriyet" a Istanbul e di tutti i giornalisti che sono stati rimossi da un governo

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Cari amici e colleghi,


lo staff giornalistico del magazine online di UTE "Conflict Zones Reviews" si schiera a fianco dei giornalisti di "Cumhuriyet" a Istanbul e di tutti i giornalisti che sono stati rimossi da un governo.

Potete leggere la nostra traduzione di un estratto dall’articolo scritto ieri da Yavuz Baybar per la Süddeutsche Zeitung.


Ruth Heynen, UTE Director

Sergio Lo Gatto

Lisa Klien


Prima dell’atto finale

L’UE deve decidere che posizione prendere nei confronti della nuova Turchia


di Yavuz Baydar


“Oh, ragazzi, vi prego, salvate gli archivi prima che li cancellino!”. Stranamente, questo è stato un dei primi pensieri che mi hanno attraversato la mente lunedì mattina. Avevo spento il cellulare quando ero andato a letto, e ora mi trovavo ad affrontare un nuovo orrore: “Hanno distrutto Cumhuriyet! Molti colleghi fermati dalla polizia!” Gli arresti mi hanno fatto rabbrividire. Un senso profondo di tristezza, di disperazione. Ora era toccato a Cumhuriyet. Uno dei tre giornali veramente coraggiosi del paese, con una storia lunga come quella della Repubblica stessa. Uno degli ultimi bastioni rimasti del giornalismo indipendente.

È inutile speculare sul movente che sta dietro al raid della polizia. Volendo fare un paragone grottesco, è come se si accusasse il Washington Post di commettere crimini in nome del Ku-Klux-Klan e delle Black Panthers allo stesso tempo. A quel punto mi è tornato in mente l’archivio digitale. “Speriamo che abbiano una copia di back-up.” Considerata la portata e la modalità del raid, non c’era dubbio che l’AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) avrebbe nominato un’autorità per prendere il controllo della gestione ordinaria e licenziare i caporedattori. Con il fine ultimo, secondo quella che è diventata una pratica comune, della cancellazione dell’archivio digitale. Tutto, l’intera memoria, sarebbe stata cancellata e gettata nell’oblio.

Esattamente un anno fa, mentre si moltiplicavano attacchi altrettanto sistematici contro i mezzi di informazione e le uccisioni e gli arresti di singoli giornalisti lasciavano il posto ad assalti contro intere media company, molti di noi erano lì. È successo al settimanale Nokta, una testata la cui reputazione era paragonabile a quella di Der Spiegel, e al suo concorrente Aksiyon. Gli archivi digitali di entrambi sono andati perduti. È stato colpito anche il quotidiano Taraf, il cui precedente direttore Ahmet Altan è da 45 giorni in carcere; anche i suoi preziosi archivi non esistono più. Il quotidiano Zaman, affiliato al movimento Gülen, ha dovuto restare a guardare mentre il suo archivio trentennale scompariva nel nulla.


Estratto dell’articolo di Yavuz Baydar versione cartacea della Süddeutsche Zeitung, 4 Novembre 2016, pagina 11